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Il tema dell’economia locale gravita essenzialmente sull’approccio della BPF con le piccole e medie imprese. Negli ultimi anni si è consolidato un rapporto banca-impresa di consistente importanza, in virtù di singoli processi interni relativi ai settori creditizi e industriali. A livello nazionale si assiste all’evoluzione del primo grosso impulso verso una maggiore attenzione nei confronti dell’acquisizione di quote azionarie di imprese da parte delle banche, impulso determinato anche dal contesto normativo. Infatti, a partire dalla seconda metà degli anni ‘80, dopo oltre cinquant’anni di rigida separazione tra banca e impresa, il legislatore italiano ha gradualmente riammesso la possibilità per gli istituti di credito di entrare a far parte del capitale azionario di imprese non finanziarie. In questo specifico canale la BPF ancora non ha sviluppato una proficua politica d’inserimento essendo l’esigenza del contesto locale proiettata verso altri obiettivi economici.
Le aziende ciociare sono oggi impegnate in una forte competizione. La crisi economica innescatasi dai primi anni Novanta, la necessità di adeguamento ai parametri richiesti dal trattato di Mastricht, la rilevante diminuzione dei tassi di inflazione, l’impossibilità di sottrarsi a un contesto competitivo allargato a tutti i paesi membri dell’Unione Europea, ha, infatti, recentemente generato all’interno del nostro sistema creditizio un processo di ridimensionamento del margine di intermediazione, riducendo considerevolmente la profittabilità del settore.
La prima conseguenza per la Banca Popolare del Frusinate, è stata l’immediata necessità di orientare la propria attività verso servizi a più alto valore aggiunto e con maggiori margini di profitto. Seppur con i limiti della necessità di tutelare un servizio che, pur avendo carattere di impresa, continua a coinvolgere in larga parte l’interesse della collettività risparmiatrice, la Banca Popolare del Frusinate ha assimilato negli anni nella sua cultura il concetto di assunzione del rischio nella sua accezione più ampia, e soprattutto differente rispetto al mero rischio di credito. In questo contesto si legge l’assunzione di partecipazioni in imprese dinamiche e con ampie potenzialità di crescita, rientrando a pieno titolo nella gamma di prodotti-servizi offribili al cliente-impresa, potendo costituire una sistematica, seppur non esclusiva, modalità di impiego. L’obiettivo preminente è rivolto all’assunzione di un importante ruolo per uno speculare movimento dell’impresa verso la banca, intesa come partner finanziario. La necessità trasmessa dal territorio di instaurare con l’istituto bancario un rapporto che vada oltre il tradizionale rapporto di credito, trova le sue motivazioni nella fisiologica evoluzione anagrafica del nostro contesto imprenditoriale, mista all’intensificazione delle pressioni competitive nazionali ed internazionali.
La forte concentrazione di fenomeni di creazione d’impresa avutasi nei decenni ’60 - ‘70, pone molte piccole e medie imprese ciociare di fronte a problematiche di consolidamento della struttura finanziaria e di sviluppo con difficoltà di individuazione di un partner finanziario in grado di sostenere il processo di successione. Contemporaneamente, la crescente globalizzazione dell’economia sta richiedendo un impegno in termini di investimenti qualitativamente e quantitativamente superiore rispetto al passato e quindi una finanza aziendale ben diversificata e più equilibrata tra mezzi propri e indebitamento. L’insieme di queste esigenze muovono verso una graduale diminuzione del peso percentuale del debito bancario nel passivo delle imprese, a favore di una maggiore quota di capitale di rischio, senza tuttavia dover significare un ridimensionamento del ruolo delle banche nel complesso della struttura finanziaria delle stesse imprese. Al contrario, le PMI stanno oggi riconoscendo l’esigenza di poter ridimensionare il numero degli interlocutori, di poter in definitiva disporre di un interlocutore unico in grado di soddisfare completamente le necessità finanziarie o comunque di svolgere una valida attività di indirizzo in tal senso.
Un discorso analogo, qui considerato dal punto di vista prettamente economico, è destinato ai giovani ciociari, dei quali la Banca sostiene le scelte e le idee, contribuendone all’inserimento nel mondo del lavoro. Consapevole della loro forte propensione verso l’iniziativa privata e dell’attrazione dall’idea di “mettersi in proprio”, la BPF ha ideato alcuni strumenti finanziari con l’obiettivo principale di facilitarne l’accesso al credito, attualmente il maggiore ostacolo incontrato nel comune percorso formativo e professionale. Come se non bastasse, quando si arriva ad ottenere un finanziamento, il costo dell’intera operazione è sempre troppo elevato rispetto ai benefici ottenuti. Anche su quest’aspetto la BPF ha lavorato molto, prevedendo dei tassi agevolati per la specifica iniziativa. Dal punto di vista relazionale e comunicativo, la banca è alla continua ricerca di mezzi e strumenti per accrescere l’interesse dei giovani verso le tematiche di natura finanziaria e bancaria, sensibilizzandone l’atteggiamento nei confronti del consumo e della gestione dei bilanci familiari e progettando originali sistemi di packaging.
Tra le iniziative intraprese, l’estensione dell’offerta con prodotti/servizi connessi alla gestione del risparmio per rispondere ai bisogni di segmenti specifici (studenti e giovani lavoratori), la recente incentivazione delle carte di debito e di credito e della telematica, canale innovativo prediletto dai giovani ed utilizzato frequentemente per la gestione del conto corrente.
Quello dei giovani è quindi un mondo che sta particolarmente a cuore alla dirigenza della banca. La politica messa in atto, infatti, è finalizzata non solo all’offerta di una soluzione e di un sostegno a problematiche immediate, ma tende ad instaurare con questa particolare clientela un rapporto basato sulla fiducia reciproca che consenta di accompagnare il giovane, attraverso l’esperienza, l’affidabilità e la completezza dell’offerta, in tutte le fasi della sua vita.
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