Chi è il direttore Roberto Petitti?
Nel 1992, all’età di 26 anni, nell’occasione
dell’inaugurazione del primo
sportello sono stato assunto in Banca Popolare del Frusinate. Per il mio percorso formativo, l’opportunità di collaborare all’apertura di un nuovo Istituto bancario si è rivelata una esperienza eccezionale ed irripetibile, poichè ho potuto vivere le oggettive difficoltà ed anche le tante soddisfazioni che un progetto del genere ci poneva di fronte. Con altrettanto piacere ripercorro, mnemonicamente, il tragitto durante questo tempo compiuto ed i ruoli, che secondo una precisa volontà aziendale di crescita, mi è stato concesso di ricoprire, fino a quello attuale di responsabile della filiale dalla sua apertura (dicembre 2003). Nei progetti futuri c’è, naturalmente, l’aspirazione ad ampliare la forza di espansione e di penetrazione del punto vendita e di migliorare ulteriormente la collocazione e l’automazione dei servizi all’utenza.
La filiale del Palazzo di Giustizia è, in ordine cronologico di costituzione, la terzultima della BPF. Quali motivazioni hanno portato la Banca a installare una filiale nel Palazzo di Giustizia?
Nell’ambito della politica di espansione dell’Istituto, l’insediamento della filiale all’interno del Palazzo di Giustizia è stato un obiettivo strategicamente rincorso ed, oggi, questa realtà rappresenta il fiore all’occhiello della banca e un punto immagine ad elevata risonanza sociale. Peraltro lo sportello, stante l’utenza che lo caratterizza, costituisce un rilevante bacino di raccolta per l’intero Istituto nonchè un riferimento puntuale per le categorie professionali che quotidianamente richiedono particolari servizi e consulenza oltre alla normale operatività.
La filiale ha sicuramente un target specifico di clientela, vista la sua collocazione. Avete sviluppato servizi e prodotti ad hoc per tale clientela?
Questo sportello fornisce assistenza prevalentemente all’utenza che ruota intorno alle attività tipiche del Tribunale e pertanto a magistrati, commercialisti ed avvocati. E’ evidente che tale tipologia di clientela abbisogna di prodotti personalizzati e, per quanto possibile, mirati. Pertanto, oltre all’offerta di consulenza specialistica e telematica, l’istituto ha stipulato rapporti commerciali dedicati specificamente ai liberi professionisti ed al personale degli ufficio giudiziari. La filiale, pertanto, accanto all’operatività di routine, assiste la clientela con servizi “a valore aggiunto” concepiti appositamente per l’utenza frequentante lo sportello. L’invito è pertanto quello divisitarci e di verificare direttamente con me ed i miei collaboratori la reciproca possibilità di sperimentare fattivamente i servizi offerti.
In che modo, secondo Lei, una banca locale può diffondere efficacemente la cultura del risparmio e contribuire alla crescita del tessuto socio-economico?
Il ruolo di una banca a forte vocazione locale è, secondo il mio punto di vista, assolutamente “centrale” nella costruzione dell’impalcatura finanziaria che deve sostenere il territorio nel quale essa si colloca. La compartecipazione e la conoscenza delle criticità e dei punti di forza dell’economia caratteristica del sito, associata al privilegiato rapporto instaurato con i risparmiatori e gli operatori commerciali garantisce l’ottimale “travaso” delle risorse recuperate dai primi a sostegno degli investimenti da parte dei secondi, così da distribuire opportunamente alle parti coinvolte le giuste aspettative. Sono un convinto sostenitore della funzione “sociale” delle banche, in particolare di quelle tipicamente locali, intendendo per “sociale” un concetto piuttosto ampio, nel quale includo l’assistenza finanziaria a progetti di sviluppo meritevoli di credito, il sostegno alle famiglie, mai come in questo momento, minate dal rischio dell’occupazione e dallo spettro della povertà e dell’indigenza, la presenza concreta accanto alle categorie più deboli e per questo, più vulnerabili, l’investimento costante nel settore della cultura e delle più variegate forme o espressioni, attraverso le quali essa venga esplicata.
L’ultima domanda di rito prima di salutarla: suggerimenti a chi regidovesse fare un investimento oggi?
Vista l’attuale situazione economico/finanziaria e, comunque nell’intento di minimizzare i rischi, il consiglio di fondo è quello di incanalare il risparmio disponibile verso forme di investimento trasparenti e sicure. Inoltre è opportuno diversificare il più possibile i propri investimenti, privilegiando prodotti offerti da emittenti solidi ed a rendimento garantito, come BOT, CCT,
Pronti contro Termine,
Obbligazioni; per le persone più giovani, che si affacciano al mondo
del lavoro, non tralascerei di programmare,
con la dovuta attenzione, il proprio futuro finanziario postlavorativo, mediante sottoscrizione di fondi pensionistici e/o forme di accantonamento (private e/o di categoria), finalizzate ad integrare -nella fase di quiescenza- i proventi provenienti dalla pensione pubblica. Nella gamma dei prodotti di investimento “alternativi” che il mercato propone, non andrebbe accantonata l’idea di canalizzare quote di risparmio in beni rifugio, come i Diamanti, dei quali il nostro Istituto ha recentemente avviato la collocazione presso l’utenza interessata, per mezzo di una società specializzata, e certificata, che opera attraverso la Borsa di Anversa.
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